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Appunti di meccanica celeste, intervista a Domenico Dara

Appunti di meccanica celeste, intervista a Domenico Dara

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Domenico Dara ha esordito nel 2014 con “Breve trattato sulle coincidenze”. Grazie a questa sua opera prima è stato finalista al Premio Calvino ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Corrado Alvaro. Ad ottobre scorso ha pubblicato il suo secondo romanzo, “Appunti di meccanica celeste”, ed in pochi giorni è già diventato un caso letterario grazie al grande successo che sta ottenendo. E’ stato votato nel programma Fahrenheit-Radio 3 “Libro del mese di Novembre” ed è in concorso per il “Libro dell’anno 2016”.

Girifalco, notte di San Lorenzo di qualche anno fa, i sette protagonisti, Lulù il pazzo, Cuncettina la secca, Archidemu lo stoico, Mararosa la mala, Venanzio l’epicureo, Rorò la venturata e Angeliadru il figlio, che hanno in comune la malasorte che sembra avergli rubato anche le illusioni, alle 22.47 rivolgono gli occhi al cielo proprio mentre cade sulla Terra la stella Perseide 1428 ed esprimono un desiderio. La mattina dopo arriva in paese un circo che eccita gli animi della gente e cambierà per sempre le sorti dei protagonisti. Come già insegnava Sofocle, in un minuto tutto può cambiare e come dice Batral, trapezista del circo, ad Angeliadru “Ogni  giorno ci svegliamo e non sappiamo cosa ci accadrà. Basta un attimo perché tutta la vita cambi. Non ti sei arreso e hai fatto bene, non arrenderti mai, potresti farlo un attimo prima che si compia il miracolo”.  Un romanzo che coinvolge il lettore il quale non può fare a meno di sentirsi per qualche giorno cittadino di Girifalco, di diventare amico dei protagonisti, di assistere con entusiasmo agli spettacoli del circo o alla “Spartenza” delle statue di San Rocco e della Madonna e, quando la lettura sarà finita, di sentire la mancanza di Lulù e della sua musica, di Angeliadru e della sua dolcezza, del caldo che “avvampava come zeppole appena tolte dall’olio bollente” e del profumo di rosmarino e di trifoglio fresco. Saverio Fontana ha incontrato Domenico Dara per i lettori di Artiecultura.it.

In questo suo nuovo romanzo i protagonisti sono sette, e vivono in una  Girifalco in cui “gli uomini sembrano orbitare come corpi celesti che percorrono  traiettorie già tracciate”. Che cosa è ciò che le fa cogliere una similitudine tra i caotici eventi dei protagonisti e le ordinate leggi che regolano l’universo?

Questa similitudine appartiene a uno dei protagonisti, Archidemu Crisippu lo stoico, convinto che gli uomini e perfino gli animali, come la megaptera, si muovano come i corpi celesti, lungo traiettorie e parabole già tracciate. Questa sorta di determinismo lo alleggerisce dal peso di fare scelte difficili, tuttavia dovrà presto ricredersi e convenire che la meccanica terrestre è molto più complessa di quella che regola la volta celeste.

Accanto ad ogni personaggio c’è sempre “mammasa” ed è una figura forte. Quanta importanza ha per lei la figura materna?

Mia madre è una figura fondamentale della mia formazione e della mia vita, non a caso il primo romanzo è dedicato a lei, Assunta Teresa Rosanò. Eventi non felici hanno fatto in modo che io e lei restassimo da soli per molti anni, e questo ci ha legati in maniera fortissima. Da lei ho imparato tanto, e tutto quel poco di buono che mi è riuscito nella vita lo devo a lei.

Dal postino del “Breve trattato” alla comunità del Circo Engelmann di “Appunti di meccanica celeste”. Lei ha una grande fiducia nel prossimo, crede negli “angeli custodi laici”?

Non so se si tratta di fiducia, certamente arriva un momento nella vita di ognuno nel quale per una serie di motivi non si può contare solo sulle proprie forze. Ci sono momenti nei quali affidarsi agli altri non è segno di debolezza, ma una semplice messa in atto del nostro essere umani.

“Cosa erano i desideri se non una silenziosa dichiarazione di fallimento”? Pensa che ciò che desideriamo nasca dalla consapevolezza che “siamo altro da ciò che vorremmo”?

Penso che ciò valga per la maggior parte degli uomini, la quale vive costantemente tra una vita ideale fatta di proiezioni, immaginazioni, sogni, aspettative, e una vita reale fatta di compromessi, di scelte passive, di stratagemmi di sopravvivenza. Per il postino protagonista del Breve trattato, il miracolo era la sovrapposizione tra vita immaginata e vita vissuta. Io penso che gran parte degli uomini viva quotidianamente l’attesa di questo prodigio.

Lulù “il pazzo” apre e chiude il romanzo. Quale messaggio sulla follia vuole far passare attraverso il suo romanzo?

In realtà Lulù compariva anche alla fine del Breve trattato e di fatto lo chiudeva essendo l’ultimo uomo che parlava col postino. Qui ho voluto che la follia fosse la cornice entro la quale si svolgeva la storia degli Appunti, la metafora di un mondo rovesciato, che contrappuntava il sovvertimento delle leggi della meccanica terrestre e umana.

Lei che vive e lavora a Milano, come vede oggi la Calabria dal punto di vista artistico e culturale?

Ci sono esempi lungimiranti come quello offerto a Crotone dal Club Velico, ma in generale vedo una regione con tanta voglia di fare, con tante piccole realtà pronte a farsi carico del peso di una ricostruzione, soprattutto nell’ambito dell’associazionismo, che resta secondo me il nostro punto di forza. Peccato tuttavia che la classe politica, da sempre il nostro freno a mano, non sappia cavalcare questa corrente di entusiasmo e coglierne tutte le opportunità sia culturali sia economiche.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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