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Collezioni di cielo, intervista all’autore Pasquale Allegro (Recensione)

Collezioni di cielo, intervista all’autore Pasquale Allegro (Recensione)

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Ho letto tutta la notte “Collezioni di cielo”. Sono inquieto nella sala circondato da quadri, arazzi e da un abbraccio con mia moglie sotto il cielo di Parigi. Mi dirigo verso il balcone e l’alba bellissima della mia città mi appare. Mi perdo nel blu del mare, ammiro il rosso che sale dietro la verde collina dominata dalla torre Cavallara, mi accarezza il vento che dalla Sila accompagna la fiumarella fino al mare. Mi sdraio sulla mia sedia, mi specchio nel mio luminosissimo cielo e mi ritrovo “sentinella di un cielo che mi appartiene”.

Ieri sera l’alter ego di Pasquale Allegro è giunto come un ladro di notte e mi ha rapito. Ho cercato di oppormi ma la poesia e i modi colti e raffinati di una scrittura tanto elegante quanto inafferrabile me lo hanno impedito ed ho viaggiato con lui. Perché lui non ce l’ha fatta a reprimersi vivendo ai margini delle emozioni, ad essere “sentinella di un cielo che non gli appartiene”.

Lasciati il suo grande amore e suo figlio in Calabria è partito in cerca di un appuntamento con una parte nuova di cielo dove ha trovato le soddisfazioni lavorative che cercava, ma …

Un viaggio emozionante creato con grande perizia letteraria e filosofica dove “ricordo e rimpianto diventano simbolo delle difficoltà di costruire se stessi e il se stesso con il mondo circostante” (cit. Tommaso Cozzitorto).

Di luogo in luogo, di incontro in incontro, di ricordo in ricordo, fa collezioni di cielo e affronta la precarietà, l’incomunicabilità, la malinconia, ma anche, e soprattutto, l’amore, cercando di trovare la soluzione alla sua inquietudine in un altrove che forse potrà trovare soltanto nell’unico luogo che lo conosce veramente, perché “se ad attenderlo ad ogni città c’è solo il cielo unico, ad attenderlo a casa c’è l’unica persona che può salvarlo dal più intimo degli smarrimenti”.

Un romanzo che affronta il “disorientamento epocale di una generazione senza cielo” (cit. Ippolita Luzzo) che trova grandi difficoltà nel crearsi e, se necessario, nel ricrearsi, in perenne lotta tra la bellezza delle carezze dell’abitudine e il desiderio di un cielo diverso per capire di cosa si vuole invecchiare. Incastrata tra istinti e responsabilità.

Anche io ho dovuto combattere con la stessa inquietudine che l’autore ha molto bene analizzata, ma grazie all’amore e al bellissimo cielo che mi appartiene mi sono salvato dal più intimo degli smarrimenti.

Pasquale Allegro, laureato in Lettere e Filosofia, è giornalista e lavora nell’editoria a Lamezia Terme. “Collezioni di cielo” è il suo primo romanzo, l’ho incontrato  per i lettori di artiecultura.it.

Dottore come nasce l’idea di scrivere un romanzo sul “disorientamento epocale di una generazione senza cielo” (cit. Ippolita Luzzo)?

Io ho sempre sentito questa inquietudine e, paradossalmente, sono uno che viaggia poco. Ho sentito, quindi, il desiderio di trovarmi altrove e di verificare se quello che io cerco lo troverò nel viaggio o rimanendo dove sono. Il motore è stato questa inquietudine di fondo esistenziale che ha spinto il protagonista ed ha spinto pure me.

“Ricordo e rimpianto diventano simbolo delle difficoltà di costruire se stessi e il se stesso con il mondo circostante” (cit. Tommaso Cozzitorto). Quanto è difficile per i giovani di oggi costruirsi una personalità che li soddisfi?

E’ difficile oggi perché appartengono ad una società che non ha più punti di riferimento, una “società liquida” come l’ha definita Bauman. Il protagonista del mio libro, vive di rimpianti e di ricordi e questo gli dà la possibilità di avere qualcosa su cui tornare quando si sente spaesato.

Quando ci si sente “sentinella di un cielo che non ci appartiene”, andare incontro ad un altro cielo è solo un modo per coccolare il proprio disagio o è una concreta possibilità di trovare rifugio da qualche altra parte?

Io credo che quello che cerchiamo è dentro di noi. Se non ritroviamo prima noi stessi è inutile andare alla ricerca di un posto che ci dia rifugio.

“Credo che il tempo sia una festa da celebrare”. Crede che non sempre ci rendiamo conto della preziosità di ogni momento della nostra vita?

Si, perché è difficile vivere pienamente ogni momento della propria vita. Prima abbiamo parlato di ricordi e rimpianti ed io ho premesso che possono essere considerati dei punti fermi da cui partire, ma non si può vivere solo di quelli perché il tempo intanto va avanti e ci perdiamo il presente.

“Ma scrivere è  molte cose”. Che cosa è scrivere per lei?

Scrivere per me è importante perché ci sono tante cose che io sono riuscito a esprimere soltanto con la scrittura. Se non scrivessi mi sentirei incompleto. Quando scrivo, invece, mi sento entusiasta e riconciliato con il mondo.

“Il protagonista conserva nel suo cuore uno spazio di solitudine e di malinconia” (cit. Tommaso Cozzitorto). Cosa conserva Pasquale Allegro nel suo cuore?

Lo spazio di solitudine ci vuole, perché non siamo soltanto animali sociali, anzi le cose migliori che facciamo, forse, le facciamo da soli. Anche un po’ di malinconia può essere un motore che ci stimola ad indagare dentro di noi. Credo che se non abbiamo questi due piccoli spazi non siamo una persona piena, sono necessari quando abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi. Di solito a me accade di notte.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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