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Daniela Rabia, grazie alla scrittura ha raggiunto l’armonia e la serenità

Daniela Rabia, grazie alla scrittura ha raggiunto l’armonia e la serenità

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Io Daniela Rabia, scrittrice catanzarese,  l’ho conosciuta personalmente soltanto pochi mesi fa, ma è come se la conoscessi da sempre. Grazie alla sua umiltà, alla sua bontà d’animo  e alla sua sincerità riesce sempre a mettermi a mio agio, a farmi sentire un suo grande amico. Grato per averci concesso questa intervista e certo che per lei il meglio debba ancora venire, le auguro di avere presto quella “botta di culo” di cui ci parlava l’altra sera il maestro del  noir europeo Massimo Carlotto alla Ubik.

Daniela parlando, ieri, mi hai detto: «La felicità esiste ….. ogni tanto». Cosa intendevi dire?

Secondo me la felicità è episodica nella vita. Più che nell’idea di felicità io credo nell’idea di armonia e di serenità che coincide con la pace che raggiungiamo con noi stessi che è il presupposto naturale della pace che possiamo raggiungere con gli altri e con il contesto che viviamo. Ogni tanto armonia e serenità coincidono con la felicità, non sempre perché nei momenti di inquietudine interiore non possiamo essere felici.

Come e quando nasce in te la passione per la scrittura?

Io credo che con la passione della scrittura si nasca e solo più tardi scopriamo di averla. Io, tra i sei e gli otto anni, ho scoperto di avere una grande passione per la lettura grazie alla mia maestra delle scuole elementari che mi diede da leggere per le vacanze il libro “Il milione” di Marco Polo. Ad otto anni poi, nella cantina di mia zia, ho trovato il libro “Una vita violenta” di Pasolini e mi sono innamorata della sua scrittura. Successivamente, dopo aver conseguito la laurea,  con la morte di mio padre ho attraversato un periodo di grande solitudine e la lettura è diventata la mia migliore compagna di viaggio. Io leggo, leggo, leggo e ad un certo punto la mia mente si chiude alla lettura e la mia penna inizia a scrivere da sola.

Dopo la raccolta di poesie “Naufragio alla vita” del 2014, a Settembre 2015 la pubblicazione del tuo primo romanzo, cosa significa per te “Matilde, non aspettare, la vita non ti aspetta”?

Tutti coloro che hanno letto “Matilde” hanno scorto una mia autobiografia. Matilde è un prolungamento della mia anima che ad un certo punto non conteneva più tante emozioni, tante sensazioni e tante intuizioni. La mia protagonista non vuole più guardare le cose per come le sono state  prospettate dagli altri, le vuole guardare con occhi limpidi e scevri da ogni condizionamento esterno e, quindi, capovolge l’angolo di osservazione delle cose, non guarda più dal mare verso le montagne, perché ciò le pone davanti troppe barriere, ma inizia a guardare dalle montagne verso il mare. Questo mio primo romanzo è, comunque, l’eredità spirituale di “Naufragio alla vita”, i fili conduttori tra le due opere sono l’anima e il cambiamento.

Come nasce l’idea di raccontare il peregrinare interiore di Matilde, la protagonista, attraverso il suo peregrinare esteriore tra le bellezze naturalistiche della Calabria?

Nasce dal fatto che io credo che nella vita si viaggi costantemente ed il viaggio negli esseri umani è duplice, c’è un viaggio all’esterno, ma contemporaneamente, mentre si visitano i luoghi, c’è un viaggio all’interno di se stessi. Matilde è una donna che fa un viaggio esperienziale nell’anima dei luoghi della Calabria alla ricerca della duplicità dell’anima, l’anima dei luoghi e l’anima di se stessa, ed avverte ad un certo punto che c’è una coincidenza tra queste due, perché i luoghi sono visti con gli occhi della sua anima.

Matilde, a quarant’anni, sente di dover fare i conti con le proprie scelte ed i propri rimpianti, e sceglie come mezzo la scrittura, che ella intende come lo “scattare un’istantanea di noi che ci permette poi di rileggere, dando un senso a quanto non capiremmo mai”. Ma cosa succede se rileggendo non ci ritroviamo più?

E’ molto probabile che guardando dietro non ci ritroviamo, ciò che conta è dare un nuovo ordine a tutte quelle cose in cui non ci ritroviamo e ritrovarci nell’oggi. Io non devo necessariamente ritrovarmi in quello che è accaduto ieri, devo ritrovarmi nell’oggi per creare i presupposti del domani. E’ bene che ci siano momenti di rottura che siano propedeutici ad una nuova apertura. In realtà io non parlo di rimpianti, ma di errori si e dagli errori ho imparato tantissimo.

Matilde ci sprona a trovare  il coraggio di “sfidare la vita” e a mettercela tutta per realizzare quel “sogno che desideriamo riempire di impronte”(cit. Pasquale Allegro).  Ma quanto è difficile “invertire la rotta”?

Io penso che alcune cose sia più difficile dirle che farle. Se noi ci mettiamo con tutta l’umiltà e la volontà di cui siamo capaci possiamo riuscire a “invertire la rotta”, ma quello che io credo sia veramente importante, prima ancora che averla invertita la rotta, è già trovarsi sul percorso di inversione.

Questa tua risposta mi riporta ad un’altra frase del tuo libro, “Scioccamente noi ambiamo alle mete, tralasciando il fascino del cammino”. Ma vivere è camminare?

In Matilde si cita un passo dell’Alexandros pascoliano che dice:«Montagne che varcai, dopo varcate,si grande spazio di su voi non pare, che maggior prima non lo invidiate». Quando arrivi sulla vetta della montagna quello che vedi potrebbe non essere tanto carico di entusiasmo quanto lo era la tua immaginazione mentre la scalavi. A me piace essere in eterna scalata.

Matilde ha sempre amato le differenze sue e degli altri. Perché è bello essere “folli, speciali, diversi”?

Matilde è incuriosita da chi è se stesso in un mondo impegnato ad apparire. E’ attratta da chi afferma le proprie idee, non necessariamente in controtendenza, ma con la forza della coerenza che è credibilità. E’ forse questo essere diversi oggi? Per Matilde si. Quanto ai folli per Matilde sono i prediletti, i geni, gli estrosi, coloro che hanno il coraggio di alzarsi in volo, di essere pionieri proprio con l’ausilio del loro slancio. La follia per Matilde è una forma d’arte.

In copertina un bellissimo disegno. Me ne vuoi parlare?

Questo disegno si chiama “Daniela”, l’ha fatto  mia sorella per me. Esso rappresenta pienamente Daniela, pienamente Matilde e pienamente la Calabria. In questo disegno vedo le due parti della donna, quella oscura e quella colorata che rappresentano ciò che  Gibran  descriveva con la frase “quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere”. Vedo inoltre ciò che credo essere il libro, un arcobaleno di colori che collegano le sfumature dello scrittore a quelle dei lettori. Come per il libro precedente, anche per i successivi ci sarà sempre un disegno di  mia sorella in copertina, perché lei è stata il mio apripista nella vita, abbiamo delle anime particolarmente affini, forse per quello che abbiamo vissuto insieme, abbiamo maturato una sorta di capacità che si dice abbiano le gemelle.

Perché secondo te gli scrittori e i poeti oggi devono svolgere una funzione sociale e didascalica?

Questa è una sorta di epigrafe a “Naufragio alla vita” in cui dico che oggi il poeta deve fare un passaggio da albatros baudelairiano, che se ne sta sulla tolda della nave con un atteggiamento schivo e sorvola le masse, a Gabbiano Jonathan Livingston di Bach che va oltre e torna indietro a dare un messaggio sociale. Questo gabbiano mi è rimasto nell’anima perché non teneva le sue verità per se ma le condivideva con gli altri. I poeti e gli scrittori hanno il dovere di donare le loro piccole verità al numero maggiore possibile di persone, perché tra di loro potrebbero esserci tantissime anime che troverebbero le risposte al loro momento esistenziale o altre che si pongono altre domande e forniscono altre risposte creando così una catena di tante piccole verità e tante piccole bellezze che danno un maggior senso dell’esistere.

Laurea in Giurisprudenza a pieni voti, tre master di II livello, titolo di avvocato, giornalista e scrittrice. Avresti potuto avere maggiori soddisfazioni lontano dalla tua terra, ma hai scelto di rimanere in Calabria, perché?

Non so se lontano dalla Calabria avrei potuto avere maggiori soddisfazioni, perché io non sono fatta per stare lontana da questa  terra, ho un’anima calabra. Ho fatto una scelta e la rinnovo ogni mattina all’alba quando mi sveglio, guardo fuori e ciò che vedo penso che non potrei vederlo da nessuna parte del mondo. Questa Calabria, però, necessita di essere cambiata in quanto presenta molti punti critici, per questo motivo, ogni volta che presento il mio libro in una scuola, guardo negli occhi i ragazzi e mi auguro che non vadano via, perché questo cambiamento potranno attuarlo solo i giovani che hanno la forza delle idee e l’energia necessaria. L’importante è che chi rimane smetta di lamentarsi, perché il lamento non produce nulla e non cambia le cose se non in negativo, perché rende l’animo pessimista e non lo rende propenso a voler mutare lo stato delle cose.

Questa estate hai presentato il tuo libro in numerosi centri di tutta la Calabria, hai avuto modo di intercettare un fermento artistico e culturale importante?

Assolutamente si. Io vedo una Calabria attiva culturalmente, letterariamente e artisticamente. Abbiamo tanti giovani che hanno voglia di esprimersi, ma anche tanti meno giovani che hanno voglia di dire e di dare. Io vedo questo fermento. Basta guardare i cartelloni pubblicitari estivi, anni fa pubblicizzavano solo sagre, oggi accanto alle sagre pubblicizzano numerose rassegne culturali ed artistiche di qualità.

Prima di chiudere consentimi di citare alcune persone che non ci sono più e a cui ho dedicato il libro: a mio padre, alba che non sorge, sole che non tramonta, a Giuseppe Petitto, a cui non avrei mai pensato di dedicarlo, a Federico Bisceglia, stella delle giovani idee e della legalità, a Renato Denardis, poeta de “Lo specchio rotto” e “Veli d’ombra”.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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