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Fato o Destino, intervista alla professoressa Marisa Provenzano

Fato o Destino, intervista alla professoressa Marisa Provenzano

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La professoressa Marisa Provenzano è laureata in Filosofia, ha insegnato nelle Scuole Superiori e si è sempre dedicata alla Poesia, alla Letteratura e all’ Arte. Ha pubblicato quattro opere di poesia e tre opere di narrativa ed ha ottenuto numerosi premi in Concorsi Nazionali e Internazionali. Nel suo ultimo romanzo, “Fato o Destino”, Mara, la protagonista, coinvolge il lettore in una lunga riflessione che parte dalle numerose domande che ha iniziato a porsi sin dall’adolescenza. Che ruolo giocano nella vita il Fato e il Destino? Che posto occupa il “Caso” e quando interviene invece la “Provvidenza”? La vita è il frutto delle libere scelte o tutto ciò che accade “deve essere così”? Possibile che la vita sia soltanto un viaggio verso il nulla? Soltanto quando, molti anni più tardi, incontrerà Padre Luigi, un sacerdote che aveva conosciuto nella sua infanzia, troverà il suo equilibrio interiore e si convincerà che la vita, per quanto complicata possa essere, è un’opera d’arte.

“Il Fato e il Destino continueranno perennemente la loro lotta, ci affanneranno e affaticheranno … e tutto dipenderà da quale ruolo decideremo di prendere, dall’intelligenza del nostro agire” (Mara). Cosa sono il Fato e il Destino per la professoressa Provenzano?

Il Fato e il Destino sono, probabilmente, quelle che noi consideriamo delle forze che ci affannano, ma sostanzialmente la vita non è governata ne’ dal fato ne’ dal destino, ma dalla “scelta”. Scegliere non è facile, abbiamo spesso difficoltà a capire quella che è la giusta via da seguire. Nella mia vita ho sempre cercato di affidarmi a questo profondo senso della “divinità” che ho conquistato a fatica. Nelle mie opere non lo paleso in maniera molto evidente, ma si nota una religiosità di fondo assieme al sentimento dell’amore che è il perno della mia vita. Sono convinta che se tutto quello che facciamo, lo facessimo con amore, sicuramente il risultato sarebbe un’opera d’arte.

Secondo lei l’uomo è, quindi, libero di “pensare, esprimersi e agire senza costrizioni, usando la volontà e ricorrendo ad una libera scelta”?

L’uomo è libero e spesso è convinto di avere una libertà incondizionata e ciò lo porta a commettere degli errori. Noi non siamo liberi da ogni vincolo, la nostra libertà consiste nell’intelligenza di capire anche la libertà degli altri e, quindi, le nostre azioni devono svolgersi nel profondo rispetto degli altri.

“Avevano ceduto ai colpi di un destino feroce e non erano riusciti a cogliere anche nel male il bene che si cela” (Mara). Ci può essere del bene anche in un evento drammatico che ci colpisce?

Si. Il mio primo libro si intitola “Qualunque cosa accada … amala” ed è nato dal dolore. Nella mia vita ho imparato a guardare a ciò che mi accade di negativo anche da un’angolatura diversa, cercando di capire come potere usare quella sofferenza. Non a caso il prossimo libro che ho intenzione di pubblicare, un libro di poesie, sarà una raccolta dedicata proprio alla capacità di guardare al dolore in maniera diversa.

“Quando si soffre, il cuore si chiude, diventa sordo agli appelli e non sempre reagisce per trovare la via d’uscita” (Padre Luigi). Come fare per non lasciarsi travolgere dai fatti?

E’ molto difficile. E’ una domanda che mi sono posta per tanti anni. Ci sono dei momenti in cui si interrompe il contatto tra cuore e cervello e quindi diventa tutto più complicato. Purtroppo non c’è un manuale, non ci sono risposte che io posso dare. Mara l’ha imparato attraverso il dolore, attraverso la sofferenza e in quella ostinata prigione della sofferenza in cui si sono chiusi i suoi genitori.

“Ho imparato che la felicità è dappertutto,in ogni cosa di cui possiamo fare esperienza; si tratta solo di riuscire a guardare diversamente le cose”(Mara). Come imparare ad essere felici?

Bisogna capire cosa  ognuno di noi intende per felicità. C’è chi per felicità intende il denaro,il possesso, io per felicità intendo il benessere del cuore. Non ce ne accorgiamo, ma probabilmente, nell’arco della nostra giornata, lo siamo decine di volte con un sorriso, un saluto, un abbraccio, una telefonata. A me, ad esempio, per essere felice bastano piccole cose, come sentire il “pronto” di mio figlio al telefono.

“L’universo intero non può appagare l’immortalità di un’anima più di quanto un pizzico di farina potrà saziare un affamato” (Mara). Come nutrire la nostra anima per farla diventare immortale?

L’anima, dal punto di vista culturale e non religioso, è immortale se noi la cibiamo di bellezza, di amore e soprattutto se la nutriamo con i valori fondamentali. Io, ad esempio, l’immortalità dell’anima la colgo anche quando incontro per strada due persone anziane che ancora si tengono per mano. Quando si pubblica un libro lo scopo primario è lasciare che le parole siano libere ad ogni interpretazione e il lettore ha la possibilità di appropriarsene.  Il mio libro ha un intento preciso: offrire al lettore la possibilità di riflettere e non ho la pretesa di dare delle risposte sui temi che affronto. I miei pensieri li offro agli altri, con la speranza che ognuno possa trovare dentro di sé quell’equilibrio e quell’armonia che fanno della vita un’opera d’arte.Scrivere per me è un bisogno che ho sempre coltivato, il desiderio di mettere a nudo la mia anima e consentirle di interagire con chiunque avrà la voglia di leggermi.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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