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Generazione TVB, intervista alla coautrice prof.ssa Tiziana Iaquinta

Generazione TVB, intervista alla coautrice prof.ssa Tiziana Iaquinta

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“Generazione TVB, gli adolescenti digitali, l’amore e il sesso” è un saggio scritto con due punti di vista, quello della pedagogista prof.ssa Tiziana Iaquinta e quello della psicoterapeuta  prof.ssa Anna Salvo. Esso ferma lo sguardo sull’orizzonte della fase adolescenziale di questi ragazzi privilegiando un’attenzione rivolta alla sfera degli affetti, andando oltre le rappresentazioni, cercando di andare il più vicino possibile ad essi che si trovano al centro di cambiamenti e trasformazioni di portata inedita. Con un linguaggio poco accademico e con uno stile chiaro e accessibile entra nelle convinzioni più diffuse che genitori ed educatori hanno di questi ragazzi, cercando di smuovere certezze e punti di vista consolidati. In primis quella che vorrebbe l’adolescente di oggi, amato e rassicurato, in uno stato di grazia rispetto ai suoi coetanei delle generazioni precedenti. Ma è davvero così? Ed è vero che questi ragazzi vivono una vita sessuale “serena” e “finalmente libera” da tabù, proibizioni e impedimenti giudicanti? Cerca inoltre di comprendere come il loro essere costantemente  connessi alla Rete interagisce con il loro “mondo interno”. Non manca, però, di analizzare il comportamento del mondo adulto che, cercando di sottrarsi allo scontro con la generazione futura, priva gli adolescenti di una fase necessaria per il raggiungimento della soglia della maturità. Saverio Fontana ha intervistato la coautrice prof.ssa Tiziana Iaquinta per i lettori di artiecultura.it.

Professoressa quali sono le peculiarità dei cosiddetti nativi digitali?

Ogni generazione ha delle peculiarità, i nativi digitali hanno la peculiarità dell’alta tecnologicità. Essa comporta caratteristiche e atteggiamenti che sono relativi ad un modo più libero di vivere le relazioni amicali e sentimentali, ma allo stesso tempo una quota di inibizione in presenza, lontani dai media, dagli strumenti di comunicazione.

“Il corpo è un’unità vivente, irripetibile e singolare, composta da interiorità ed esteriorità, da fisicità e spiritualità”. Il mutamento della sua forma interesserà, quindi, anche altre sfere. Come vivono questi mutamenti i nativi digitali cresciuti sotto l’imperativo del benessere psicofisico?

Il corpo e le sue trasformazioni  sono “la nota più dolente” dell’adolescenza, perché il corpo posseduto non è mai quello che si vorrebbe avere. Esso, più di ogni altra cosa, è rappresentazione di tutto il tumulto interiore dell’adolescente. Cosa cambia per i nativi digitali? Essi sono cresciuti con l’idea di dover essere sani nel fisico, hanno il concetto di salute che gli è stato veicolato  nelle  scuole, un’attenzione eccessiva per il corpo. Sono diversi dalle generazioni precedenti, però, anche perché loro sanno, entro certi limiti, di poterlo cambiare questo corpo. C’è  un incremento di richieste di interventi chirurgici di adolescenti non appena compiono la maturità. Hanno, pertanto, si quegli atteggiamenti dell’adolescenza di non accettazione del proprio corpo, ma vivono tali trasformazioni con una serenità maggiore, rispetto alle generazioni precedenti, perché hanno la speranza di poter cambiare il proprio corpo, quando esso avrà finito le trasformazioni, nel senso che vorranno. Ciò è possibile per i progressi della medicina e per la facilità con cui riescono ad attingere sul web le informazioni necessarie.

Quanto è importante il “Gruppo dei pari” per un nativo digitale e come avviene la sua integrazione?

Il “Gruppo dei pari” è importante per tutte le generazioni degli adolescenti. I nativi digitali, hanno avuto molte occasioni di socialità già da bambini, ma inserirsi nel gruppo dei pari dell’adolescenza non è la stessa cosa, perché in questo gruppo bisogna integrarsi e per farlo bisogna accettare anche dei limiti a favore del gruppo. Esso  è la famiglia dell’adolescente. La famiglia passa in secondo piano  perché egli cerca di sganciarsi da essa per non essere risucchiato dall’infanzia. Se da un lato, infatti, l’infanzia è rassicurante, dall’altro è forte la spinta che egli sente per uscirne fuori. Gli amici condividono le stesse sensazioni, gli stessi problemi e, pertanto, prendono il posto della famiglia come riferimento di tutte le sue trasformazioni. Cosa accade con le tecnologie? Accade che spesso li vediamo in gruppo intenti non a parlare ma a  chattare fra di loro e con altri amici che si trovano in altri luoghi. E’ cambiato il modo dello stare insieme, la dimensione dell’ “on line” è stata inglobata nella situazione ”in presenza”, la loro piazza non è più soltanto quella in cui si trovano ma anche tutte quelle in cui si trovano i loro amici. Non bisogna demonizzare le tecnologie, genitori ed educatori hanno la responsabilità di guidare questi ragazzi, di accompagnarli in questa nuova modalità di comunicazione.

Essi, disinibiti nel corteggiamento, intraprendenti nell’approccio, con grande capacità argomentativa di sentimenti e sessualità, riescono a venir fuori in tempi molto brevi dalle sofferenze di un fine rapporto e a sostituire repentinamente il partner. Tutto ciò è uno scimmiottare il sentimento dell’amore oppure un modo più consapevole di vivere questo sentimento rispetto alle generazioni precedenti?

Questo è un modo apparentemente più disinibito di vivere il sentimento. Molti di loro hanno vissuto la crisi della separazione dei genitori, hanno visto finire l’amore in famiglia, hanno assorbito, loro malgrado, dinamiche di ricostruzioni di nuovi nuclei famigliari in cui loro erano quei figli che vivevano a metà strada tra la casa di origine e la nuova casa del padre o della madre, hanno imparato che  quando un amore finisce fa male ma, comunque, vai avanti e ti puoi rifare un’altra vita. E’ una condizione che nelle generazioni precedenti era molto rara, erano generazioni “dell’ amore è per sempre”, loro,  invece,  hanno imparato che “l’amore è per sempre” non esiste. Per quanto riguarda le tecnologie, esse hanno portato un surplus di informazioni sui sentimenti, sull’amore e sul sesso. Loro scimmiottano quello che credono essere sentimento, ma in realtà si avviano ad una sessualità senza educazione ai sentimenti perché non la fa più nessuno, non la fanno i genitori, non la fa la scuola, hanno delegato il web ad assolvere questa funzione. Il fenomeno del “sexting”, molto diffuso tra gli adolescenti, dimostra, però, quanto sia pericoloso lasciare soli questi ragazzi. A noi appaiono molto disinibiti, di fatto c’è poca conoscenza, in apparenza sanno di più, nella sostanza sanno di meno.

Oggi, molto frequentemente, i rapporti sessuali iniziano all’età di tredici/quattordici anni, ma a questa vita sessuale precoce corrisponde maturità sessuale e serenità?

No, prima perché le dinamiche della sessualità e dell’affettività sono sempre molto conflittuali e contraddittorie, andiamo noi adulti in crisi per sentimenti e sesso figuriamoci dei ragazzini. I genitori hanno favorito questa liberazione, i ragazzi oggi sono più liberi, gli si lasciano le case  perché è meglio che lo facciano in casa piuttosto che lo facciano fuori, ma questo va bene se tu accompagni e dai senso a quello che questi ragazzi stanno per compiere.  La sessualità è oggi per l’adolescente sempre meno il punto di arrivo di un percorso di crescita e maturazione e sempre più il punto di avvio della conoscenza dell’altro. La soluzione a questo problema sta nell’alfabetizzazione emotiva e nell’educazione ai sentimenti, responsabilità che spetta ai genitori ed agli educatori e non ad uno strumento. Un adolescente, come dice Anna Salvo nella prima parte,  deve avere anche delle porte chiuse, deve anche non darti delle risposte, ma tu devi tentare di aprire un varco di comunicazione. I genitori spesso non lo fanno perché è molto più comodo evitare la spinosità di certi problemi.

Nelle generazioni precedenti il codice corporeo era fondamentale per esprimere sentimenti ed emozioni nelle relazioni interpersonali. Quale rischio corrono i ragazzi di oggi tendenti sempre più a vivere la dimensione della “connessione continua”?

Il corpo ha il linguaggio della non verbalità che molte volte è più chiaro o, comunque, molto più sincero della verbalità. Cosa si rischia con questa nuova modalità di comunicazione? Si rischia che venga oscurato il linguaggio corporeo che è il linguaggio dei gesti, della prossemica, dello stato d’animo, delle emozioni che ti trascolorano il viso. Il nuovo linguaggio si impoverisce di un importante canale comunicativo che è quello del corpo. Dire “ti amo” per chat non è la stessa cosa che dirlo di persona. Si impoveriscono anche loro perché non imparano a decodificare gli atteggiamenti corporei degli altri.

L’adolescente per sua natura entra in conflitto con il mondo adulto. Un conflitto necessario per la definizione e il consolidamento identitario del ragazzo, ma cosa succede se gli adulti si sottraggono a questo conflitto?

Che l’adolescente implode, nel senso che l’adolescente ha bisogno del conflitto per costruirsi un’alternativa ai genitori a cui il bambino è stato legato e con cui si è identificato nel periodo dell’infanzia. Egli sente una forte spinta all’autonomia e ha necessità dell’opposizione dei genitori per poter raggiungere la soglia della maturità. Il genitore oggi cerca, invece, di soddisfare precocemente le sue richieste, ha timore di essere messo in discussione, ha timore di produrre un trauma al figlio che lo può portare a fare chissà quale gesto inconsulto. Preferisce quella pacificazione che lo rende gradito agli occhi del figlio,  ma egli deve essere gradito in quanto genitore autorevole non in quanto amico dei pari. Si pensa che essere amici del figlio significa fare il bene del figlio, fare il bene del figlio significa contribuire alla costruzione totale della sua persona, costruzione in cui la parte del conflitto è una parte fondamentale.

Come affrontare, allora, questo conflitto al fine di agevolare il compimento di questo necessario percorso?

Bisogna che il genitore, i docenti e gli educatori in generale, assumano pienamente il compito dell’educazione degli adolescenti. Per prima cosa bisogna che essi “fermino lo sguardo”, perché è proprio a partire dallo sguardo che si ferma che è possibile costruire un’adeguata forma di conoscenza. Successivamente devono cercare di creare una relazionalità autentica, senza finzioni, avendo il coraggio di riconoscersi anche fragili di fronte ai ragazzi, in modo che essi  possano essere in condizione di raccontare le loro di fragilità. Infine c’è l’educazione ai sentimenti ed alla sessualità, questi argomenti devono entrare nella famiglia e nella scuola. Quindi quello che si può fare nei confronti di questa pacificazione è assumere il compito di ritornare ad educare, diversamente abbiamo una parvenza di educazione. Lo scopo di questo libro è proprio quello di scuotere il mondo adulto e dimostrare la simpatia agli adolescenti.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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