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Il cuore e il pugnale, intervista a Massimiliano Lepera

Il cuore e il pugnale, intervista a Massimiliano Lepera

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Artiecultura.it ha incontrato Massimiliano Lepera, giovane professore, giornalista, scrittore, poeta e cantautore di Catanzaro. In campo letterario vanta 14 pubblicazioni all’attivo. Il suo ultimo lavoro è “Il cuore e il pugnale”, romanzo storico che narra la storia della giovane Clemenza di Loritello, Contessa di Catanzaro, e del suo amante Matteo Bonello, giovane nobile rivoluzionario siciliano, negli anni del regno normanno di Guglielmo I di Sicilia ed in particolare tra il 1160 ed il 1163. Ambientato nella “città fortezza” Catanzaro e nella capitale del regno, Palermo, coinvolge il lettore in una serie continua di avvenimenti incalzanti ricchi di suspense, grazie anche ad accurate descrizioni dei luoghi e delle abitudini del tempo.

Professore, lei è scrittore, poeta, cantautore e giornalista. Le piace esplorare la scrittura in diverse declinazioni?

Si, a me piace scrivere sin da quando ero piccolo, scrivevo filastrocche, poesie semplici. Tutto ciò riguardasse la scrittura a me piaceva, anche fare i temi in classe. Successivamente nel mio percorso di studi, prima al Liceo Classico e poi a Lettere antiche, ho avuto modo di proseguire questa mia passione. Il mio amore per l’espressione, per l’esternare quello che c’è dentro fa si che io cerchi di esprimere le mie idee, i miei sentimenti, attraverso tutte le forme di scrittura, che sia quella più sublime, la poesia, alla quale è più difficile arrivare, la narrativa o la musica, che ritengo sia l’espressione più completa della scrittura perché abbraccia quell’armonia tra suono e parola che non è semplice combinare.

Uno dei luoghi principali in cui è ambientato il suo ultimo romanzo,”Il cuore e il pugnale”, è la città di Catanzaro durante la dominazione normanna. Perché  era da tutti riconosciuta come “città fortezza di efficiente costruzione”?

Catanzaro era considerata una delle principali roccaforti della Calabria e di tutto il meridione. La sua collocazione particolare, su tre colli, tra due fiumi, permetteva ai dominatori antichi di arroccarsi  e difendersi dalle aggressioni esterne. Successivamente furono costruite le mura, fu fortificato il bastione, il donjon, e fu costruita una fitta rete di gallerie sotterranee, che collegavano le varie parti della città, e di cunicoli, che servivano per diffondere il sistema di irrigazione delle acque.

Cosa ha fatto si che, in quel periodo,” l’arte della seta” raggiungesse il massimo splendore proprio in questa città?

L’arte della seta viene importata dall’ Oriente e si diffonde, proprio in questo periodo, a Catanzaro perché il suo clima, la sua conformazione territoriale e il suo sistema di irrigazione sono ideali per l’allevamento del baco da seta. Nacquero così diverse botteghe artigiane che si perfezionarono sempre di più fino a diventare i principali produttori di tutto il meridione.

Il cuore e il pugnale sono della Contessa Clemenza di Loritello. Chi era questa giovane donna?

Clemenza è una figura a cui sono molto legato. Era la contessa di Catanzaro, una carica che aveva quasi la funzione di re nella città. Si dice che fosse di fattezze eleganti, di espressioni nobili, ma  era anche una donna forte, tenace, con un carattere determinato che la portò a condurre da sola, a capo di un esercito improvvisato, la battaglia contro Guglielmo I. Fu l’amante di Matteo Bonello, giovane rivoluzionario siciliano.

Parte, quindi, da questa città l’intrigo che porterà alla cosiddetta “Rivolta del Bonello”(1160-61). Possiamo definirlo il periodo più drammatico che Guglielmo I dovette affrontare?

Guglielmo fu un sovrano continuamente immerso nelle rivolte e nelle congiure ma la rivolta del 1160 fu sicuramente la più drammatica per lui. La perdita del suo braccio destro, Maione di Bari, fatto fuori dal Bonello, fu una gravissima perdita per lui perché in realtà era Maione a governare mentre lui se ne disinteressava. La successiva perdita del figlio nei disordini della rivolta, la prigionia con la sua famiglia, i prigionieri liberati che fecero scempio della regia,lo portarono quasi ad abdicare e soltanto grazie ad eventi fortuiti ed alla desistenza del Bonello riuscirà a riprendersi il potere.

Guglielmo non dimenticò l’affronto del Bonello e si spinse addirittura in prima persona nella Contea di Catanzaro per affrontare in battaglia quella donna dalla forte personalità che si era sempre battuta per la libertà del suo popolo?

Si, questo è significativo. Abbandonare la sua roccaforte di Palermo e andare, addirittura, nella terra dei nemici è indice della grande paura che Guglielmo aveva di questa donna, soprattutto della sua rabbia e della sua voglia di vendetta per l’uccisione del Bonello. Anche in questo caso, con l’assedio di Taverna, ne uscì vincitore soltanto grazie ad eventi fortuiti dopo aver rischiato di capitolare col suo esercito davanti ad un piccolo esercito di gente comune e non di soldati.

Come è nata l’idea di narrare questa storia?

La Storia mi ha sempre appassionato, ma questa idea è nata casualmente, partecipando ad un evento organizzato dall’Associazione Mirabilia a Catanzaro in cui mi hanno incuriosito le notizie sul Bonello, su Guglielmo I ed in particolare mi ha talmente intrigato la figura di Clemenza che ho sin da subito cercato di approfondire.

Non solo romanzi, anche poesia:«Libertà, quale che sia il tuo luogo prediletto, non porrò mai fine alla fondamentale ricerca e al pensiero di te». Cos’è per lei la libertà?

Come dice la poesia stessa la libertà è un concetto talmente grande che è difficile descrivere in poche parole. La cosa bella è che ognuno la può intendere e rappresentare a suo piacimento. Io mi sento libero quando scrivo e quando compongo musica, mi sento estraniato dal mondo e libero da tutti i pensieri. Appena ho un pò di tempo libero lo impiego con piacere per scrivere perché mi sento libero di volare con l’immaginazione.

Numerosi anche i testi musicali:«L’Italia è un bel paese, ma un po’ senza pretese…..perchè un po’ di sdegno chiederebbe troppo impegno». Crede che oggi gli italiani dovrebbero indignarsi di più?

Si, credo che il lassismo sia una delle cause principali della deriva a cui il nostro paese è giunto. Per noi, oggi, anche andare a mettere una crocetta in una cabina elettorale è un impegno e non un diritto ed un dovere. Così facendo affidiamo agli altri i nostri compiti e gli altri si sentono in diritto di farne ciò che vogliono.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

Comment(1)

  1. Ringrazio sentitamente Saverio Fontana, che con la sua grande professionalità riesce a mettere in luce l’arte e la cultura del nostro territorio, dimostrando che anche la Calabria ha da dire la sua, senza invidiar nulla a nessuno.

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