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Matemusica, intervista al professore e musicista Nicola Chiriano

Matemusica, intervista al professore e musicista Nicola Chiriano

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Il professore Nicola Chiriano, insegnante di Matematica e Fisica presso il Liceo scientifico “L. Siciliani” di Catanzaro, rielaborando cinque suoi articoli comparsi sulla rivista Alice&Bob dal Dicembre 2009 all’Ottobre 2010, approfondendoli e sviluppandoli grazie ai suggerimenti ricevuti nelle tante conferenze da lui svolte in tutta Italia, ha pubblicato il libro “Matemusica, il mondo fatto a scale di numeri e di note”. Un libro, frutto della sua passione per la matematica e dell’amore per la musica che suo papà ha voluto che studiasse affinché “amasse fino in fondo la Bellezza”, in cui egli accompagna il lettore in una lunga passeggiata tra numeri e note lungo la strada percorsa dall’umanità dal giorno in cui Pitagora “pizzicò” una corda in una bottega di un fabbro crotonese fino ai giorni nostri. Chiriano ripercorre le tappe fondamentali della storia comune tra Matematica e Musica con un approccio “matemusicale” basato sull’esperienza dei musicisti che, nel corso dei secoli, hanno fissato la “scala musicale” così come la conosciamo oggi. Ricercando sempre il perché ed il come non manca di mettere in evidenza come all’evoluzione scientifica si sia sempre affiancata un’evoluzione estetica, artistica e stilistica. Saverio Fontana l’ha incontrato per i lettori di artiecultura.it.

Professore, quando nasce in lei l’idea di pubblicare un libro che documenti l’indissolubilità del rapporto tra matematica e musica?

Il libro è stato concluso nel 2017, ma il primo articolo risale al 2009, quando mi è stato chiesto dal Centro PRISTEM dell’Università Bocconi di Milano, con cui io collaboro, di azzardare un articolo su “Pitagora e la musica” per la loro rivista “Alice&Bob”. L’articolo è andato bene così ne sono seguiti altri cinque pubblicati sempre sulla stessa rivista. Grazie ad un percorso particolare che ho seguito gli articoli hanno avuto molto successo ed il professor Angelo Guerraggio, responsabile del Centro, circa un anno fa mi ha chiesto di mettere insieme quegli articoli cercando di sviluppare alcuni concetti. Più che una mia idea è stato quindi un suggerimento del professor Guerragio, un’opportunità che mi è stata data e che io ho colto.

La scoperta di questo legame ha origini molto lontane nel tempo ma molto vicine a noi per quanto riguarda il luogo. Fu Pitagora a Crotone il primo a scoprire come le armonie tra  i suoni fossero legati tra loro da precisi rapporti numerici?

Si, Pitagora riesce a capire che il linguaggio della Musica è quello della Matematica. Per un caso fortuito, un aneddoto racconta, infatti,  che mentre passeggiava per Crotone sentì dei suoni provenire dalla bottega di un fabbro ed indagò per capire il perché questi suoni fossero a volte consonanti, cioè gradevoli all’orecchio, e altre dissonanti, egli scoprì che i suoni sono consonanti quando le loro frequenze stanno tra di loro in precisi rapporti tra numeri interi, 3:2, 4:3, 2:1. E’ straordinario che proprio questi primi numeri che noi impariamo ad utilizzare da bambini sono alla base dei rapporti più consonanti che ci stanno in musica. Da qui poi Pitagora arrivò a teorizzare la cosiddetta “Armonia delle sfere”, un’armonia universale che dà alla Matematica un orizzonte ben più ampio di quello a cui vogliamo relegarla noi. Essa non è soltanto mero esercizio di calcolo, ma è anche un modo di leggere ed interpretare la realtà ed egli fu sicuramente il primo a farlo.

Perché G.W. Leibniz scriveva a C. Goldbach (1712) che fare o ascoltare musica significa in modo “occulto”  fare matematica?

Leibniz non fa nient’altro che reinterpretare quello che già Pitagora diceva, la Musica è Matematica, ecco perché questo neologismo “Matemusica”. Chi fa musica sa benissimo che leggere uno spartito significa leggere un diagramma spazio-temporale di frequenze, che quando abbiamo un pentagramma musicale abbiamo delle note con precise durate e con precise altezze. Contare, dare il ritmo, dare il tempo, significa fare musica ma, evidentemente, significa anche fare matematica e questo Leibniz lo aveva capito bene.

Il suono è per J.B. d’Alembert  “una percezione dell’animo comunicategli attraverso l’orecchio” (1765). Cos’è il suono per il professore Chiriano?

A me piace ricordare quello che mi diceva il mio maestro di pianoforte, cioè che nelle musica, così come nella vita, sono importanti le note ma sono importanti anche le pause. Per me, quindi, a volte anche il silenzio è suono e questo l’ho scoperto da grande andando in mare con il kayak allontanandomi da tutti i rumori della città e godendo soltanto del suono del vento e dello sciabordio delle onde. Allo stesso modo mi piace la musica sinfonica, ma considero suono tutto ciò che per me è una percezione armonica, gradevole, bella.

Cosa ne sarebbe oggi dei moderni sintetizzatori digitali e della musica elettronica se non ci fosse stato J. B. Joseph Fourier (1768-1830)?

Fourier è stato un innovatore incredibile, lui in realtà non cercava di risolvere l’equazione della corda vibrante, ma, come racconta un aneddoto, tornato dal caldissimo Egitto, dove vi si era recato per la Campagna d’Egitto con Napoleone, nella sua fredda città di Grenoble, cercava il modo migliore per riscaldarsi. Studiando la propagazione del calore, riuscì a risolvere l’equazione della propagazione del suono. Lo fece in maniera mirabile, tant’è che ancora oggi, a distanza di due secoli, utilizziamo, ad esempio, le Trasformate veloci di Fourier negli algoritmi che ci permettono di decodificare i suoni. Oggi ci sembra del tutto normale che con le  tastiere digitali, con le schede audio dei computer o, addirittura con i telefonini, riusciamo a riprodurre i suoni del pianoforte, del violino ecc., ma questa è una conquista che noi dobbiamo a Fourier.

Nel Medioevo si studiavano le sette arti liberali del trivio(Grammatica, Retorica e Dialettica) e del quadrivio (Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica). Oggi, invece, a scuola la Musica non si studia né  come disciplina scientifica né tantomeno come disciplina artistica. Qual è il suo pensiero a riguardo?

Io questo cerco di dirlo nel libro. Io ho avuto la fortuna di studiare musica al di fuori dell’orario scolastico ma credo che lo studio della musica a scuola, in quanto fatto culturale, debba essere obbligatorio, così come lo è la Storia dell’arte. Noi oggi, addirittura, classifichiamo la musica come disciplina umanistica, ma dovremmo ricordare che essa nasce come disciplina scientifica.

Duemilacinquecento anni fa un immigrato partiva dall’isola di Samo per sbarcare nella polis di Kroton che gli permetterà di esercitare la professione di maestro, filosofo, matematico, musicista ecc., Pitagora. Oggi da questa isola parte un ben altro tipo di emigrazione. Siamo ancora una terra capace di accogliere e far esprimere i talenti che vengono da lontano?

Sempre di meno, perché oggi prevale un atteggiamento di chiusura, mentre la Calabria è sempre stata una terra di accoglienza. Io credo che, come dice Papa Francesco, bisogna costruire ponti e non muri, ma purtroppo oggi in occidente non è così. Questo, probabilmente, perché, come diceva Chiara Lubich, dei tre ideali che hanno ispirato la Rivoluzione Francese, quello di fraternità ancora non si è sviluppato a dovere. Le misure di sicurezza sono giuste, ma chiudere le frontiere, oltre che ingiusto, può significare lasciar fuori uomini come Pitagora o, ad esempio, gli ingegneri indiani che hanno fatto la fortuna della Silicon Valley.

Oltre alla matematica ed alla musica lei ha citato un’altra delle sue passioni, andare in kayak. Quanto è importante per lei?

E’ stata una scoperta che devo al mio amico Eugenio Costanzo. Ci ho provato, mi sono reso conto che era nelle mie possibilità e soprattutto che mi piaceva farlo. Ciò che più mi ha sorpreso è stato scoprire quanto può essere bello vedere le cose da un altro punto di vista, dal mare verso la terra. Vedere la bellezza delle nostre coste non può non suscitare amore per la nostra terra e per il nostro mare. Per rimanere in tema, vedere da vicino le Vasche di Cassiodoro è una cosa straordinaria. Se a questo aggiungiamo ciò che dicevo prima, cioè i suoni particolari che solo il mare può regalarti, diventa sicuramente un’esperienza che va fatta.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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