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Nell’incendio e oltre, intervista a Daniel Cundari

Nell’incendio e oltre, intervista a Daniel Cundari

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Daniel Cundari, poeta, scrittore, performer e traduttore, è una delle voci più autentiche ed importanti nel panorama della poesia contemporanea italiana. Nato nel 1983 a Rogliano(CS), nel quartiere Cuti, ha studiato Lettere Moderne a Siena e Relazioni Internazionali in Spagna, coltivando incessantemente la sua passione per i vini e i distillati. Ha vissuto per diversi anni a Granada, città determinante per la sua formazione artistica, ma anche a Shanghai, in Cina. Scrive in dialetto calabrese, italiano e spagnolo. Utilizza spesso lo strumento dialettale, non in modo campanilistico, ma come lingua vera che tratta argomenti metafisici appartenenti al mondo intellettuale e ciò gli permette di confrontarsi con le voci più importanti della poesia internazionale. Daniel è anche autore e interprete di molti spettacoli tratti dai suoi testi in cui viene accompagnato da musicisti di alto livello qualitativo. Ha portato la sua voce in vari angoli del mondo, dalla Spagna alla Slovacchia, dalla Francia alla Germania, dalla Polonia alla Cina. Ha all’attivo sette pubblicazioni in Poesia ed una in Narrativa che gli sono valse numerosi riconoscimenti tra cui spiccano il Pericle d’Oro ed il Premio Genil de Literatura di Granada. Il 28 Dicembre 2016 ha pubblicato “Nell’incendio e oltre”, una raccolta di 52 poesie che accoglie l’ambiente immaginativo-espressivo del “Repentismo cutise” e costituisce “uno dei libri più intensi e riusciti di questi anni”, come sostiene Manuel Cohen nella Prefazione. Versi che “s’càttanu d’amure”, scoppiano d’amore per la vita, per chi gli è caro, per la propria terra, ma anche ricchi di rabbia per la deriva dei valori quotidiani e di passione, che manifesta tutta la sua forza proprio nell’ultimo testo, quello che dà il titolo alla raccolta, in cui affronta il delicato tema della lotta alla malattia. Artiecultura.it lo ha incontrato per condividere con lui alcune delle tante emozioni che questa opera trasmette.

Cos’e la poesia per Daniel Cundari?

La poesia è tale quando porta con sé il mistero della vita, con le sue gioie e i suoi dolori. È un dubbio immutabile, un esercizio in perenne rivelazione, è l’invenzione che ritorna: arma di pace ma anche strumento di dissenso. La poesia è l’unico partito che rimane.

Lei scrive in dialetto calabrese, italiano e spagnolo. Ha recitato anche in greco antico, polacco ed in altre lingue. Come riesce il suo orecchio poetico ad intuire qual è la lingua giusta per descrivere un suo particolare sentire?

La lingua è lo strumento che ogni poeta utilizza per parlare agli uomini. Io scelgo la mia in base alle sensazioni, alla voce che suggerisce il ritmo da rincorrere. I viaggi e le esperienze di vita hanno caratterizzato il mio orecchio. Vivere tra le lingue è meraviglioso. La mia scrittura risente molto degli anni passati, tra Spagna, Germania o Cina, per esempio, anche se spesso ritorno alla lingua primitiva dell’infanzia. Sento dunque vivo: questa potrebbe essere la formula per decifrare i miei versi.

“Benedittu maue’e capu ch’è l’amure”. L’amore è una delle fonti principali di ispirazione in questa sua ultima opera, ”Nell’incendio e oltre”. Quanto è importante amare per lei?

Amare è accendere d’amore tutto, quindi è anche odiare. Scrivo sempre per gli altri e contro me stesso poiché i nostri sentimenti sono contrastanti e fugaci. In una società veloce, dove tutto si consuma in poche battute, nell’andirivieni di merci e denari, di informazioni indifferenziate, piatte, l’amore è una risorsa insolita e unica. L’amore non è un numero di telefono qualsiasi.

“ ‘U paise meu signu eu.’Na jestìma de amure”. Quanto è rilevante Cuti nella sua poesia?

Cuti sta alla mia anima come Kreuzberg sta a Berlino o Trastevere a Roma. È l’elemento radicale che forma la mia geografia feroce, in perenne bilico tra l’inquietudine e il desiderio di evasione. Una scelta che rifugge l’elemento folcloristico e bozzettistico, a favore di un linguaggio nuovo. Non a caso, con l’editore abbiamo deciso di inserire in calce ai testi un’applicazione qr code, per consentire al lettore di ascoltare il testo nell’idioma originale musicato. Un’innovazione premiata da molti, al punto che già altri autori hanno copiato l’idea.

“..si viù mâre, nâtu/ si nivica, mi’ ce mpruscìgnu..”. Qual è il segreto per “sentire vita”, per “Vivere”?

Il segreto per sentire ‘vita’ è la poesia, che poi è la vita stessa. Una poesia e una vita in purezza, dove l’essere è più dell’apparire.

“I sogni ca secutamu su chilli chi stamu già scamacciânnu sutt’i pedi”. Siamo proprio noi che, a volte, impediamo ai nostri sogni di realizzarsi?

Siamo noi il sogno, in nuce e in fieri.

“..môni ca tuttu è favuzu/ e ch’u sùe se sciùnna: simu ancora vivi”. Anche tanta rabbia per la deriva dei valori quotidiani?

In un mondo pieno di maschere, la bellezza può ancora salvarci. Siamo tutti incastrati in una zona d’ombra che lampeggia tra la trasparenza e l’ostacolo. Ogni giorno ci tocca decidere dove andare in questo labirinto di incertezze e difficoltà. Rassegnarci o andare ‘oltre’.

“..’ntru grupu cchiù cupu du’scuru du puzzu/ te mânćiu ‘u core”. Tutto il suo amore per la vita, la sua rabbia e la sua passione in questi versi che concludono e danno il nome all’intera opera. Quali motivi la hanno ispirato per affrontare un tema così delicato come la lotta alla malattia?

Nell’incendio e oltre scandaglia il segreto più nascosto di noi uomini. La malattia è impenetrabile, a volte assurda, ingrata. L’intero lavoro è dedicato a una persona che ama la vita e lotta ogni giorno per calpestare i propri sogni. Grazie.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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