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Orme dimenticate, intervista all’autrice Silvana Franco

Orme dimenticate, intervista all’autrice Silvana Franco

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Silvana Franco, nata a Toronto (Canada) da genitori calabresi, ha conseguito il Diploma di Laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Vive a Catanzaro Lido dove si occupa di marketing per una locale azienda multinazionale ed insegna inglese presso scuole  private. Ha sempre coltivato la sua passione per l’arte partecipando a numerose mostre di pittura e abilitandosi all’insegnamento delle materie artistiche. Il suo amore per l’archeologia e l’antropologia hanno fatto di lei un’escursionista appassionata e qualificata, sempre alla ricerca di nuovi siti di grande importanza storica, artistica e culturale anche se poco conosciuti, ignorati dalla bibliografia turistica, ricchi di bellezza e di suggestioni ma spesso in  stato di degrado e di abbandono . Da questa esperienza è nato il suo libro “Orme dimenticate. Le mie escursioni in Calabria”. Un libro che ogni calabrese dovrebbe leggere, ma soprattutto un libro da cui i politici calabresi dovrebbero prendere spunto per programmare una nuova strategia per l’attrazione turistica in questa bellissima regione. La Calabria che esso documenta, infatti, è una terra ricchissima di luoghi e beni architettonici, scultorei, pittorici e archeologici, di segni e reperti lasciati dalle varie civiltà che si sono succedute nei secoli sin dal Paleolitico Inferiore, con numerosi scavi archeologici ancora in atto, ma che ,molto spesso, sono conservati in modo pessimo, abbandonati a loro stessi, privi delle necessarie indicazioni per raggiungerli, alcuni dei quali addirittura a rischio scomparsa. Eppure sono luoghi e beni che hanno tutte le qualità per essere affiancate alle più classiche mete turistiche di questa regione. Per poterlo fare, però, come sostiene l’autrice, bisognerebbe prima CURARE i beni. La documentazione è arricchita da moltissime foto, quasi tutte scattate dall’autrice, da alcune poesie da lei scritte, da un suo dipinto e da sette disegni fatti dal figlio Francesco, un ragazzino “speciale” che la accompagna in tutte le escursioni. Saverio Fontana l’ha incontrata per i lettori di artiecultura.it.

 

 

“Solo silenzio. Eppure sento i passi. Odo le voci….”. Con questi suoi versi lei dà inizio al suo libro. Cosa prova un’escursionista appassionata come lei quando si trova all’interno di un sito che ha origini millenarie?

E’ una sensazione indescrivibile, è vero che rimangono solo dei ruderi ma essi sono stati abitati e vissuti per molti secoli. Ogni volta che vado cerco di immedesimarmi immaginando quella che poteva essere la vita in quei luoghi. Purtroppo, però, l’unica forma di vita è la vegetazione che spesso cresce tra le pietre.

Chi ha abitato le numerose e secolari grotte rupestri ancora presenti in Calabria, e quali sono i segni ed i reperti in esse rinvenuti?

Alcune di queste grotte rupestri risalgono ad epoca preistorica. Quella più conosciuta è la Grotta del Romito di Papasidero(CS) che fu prima una grotta preistorica risalente al periodo Paleolitico Superiore, al cui esterno sono stati eseguiti alcuni graffiti, e successivamente fu abitata da monaci eremiti e da ciò ha preso il suo nome attuale. Mi è spesso capitato di trovare in queste grotte conchiglie conficcate nel suolo, testimonianze del periodo in cui la Calabria era sommersa dal mare. Numerosi sono i segni lasciati in queste grotte dai monaci perseguitati nel periodo medievale come, ad esempio, croci e altri simboli religiosi incisi, inginocchiatoi e nicchie per le icone.

A quale periodo risalgono e cosa rappresentano le più importanti costruzioni megalitiche presenti nella regione?

Elefante_di_PirroIl famoso Elefante di Campana(CS) secondo alcuni studiosi  raffigura un Mammut preistorico, mentre secondo altri somiglia alla specie di elefanti indiani usati da Pirro. Altre imponenti costruzioni megalitiche si trovano a Nardo di Pace(VV) e secondo alcuni risalgono al periodo preistorico e probabilmente erano delle tombe, mentre secondo altri sono opera della natura.

Quali siti di origine magno greca e romana, non presenti sulle principali guide turistiche, lei ritiene di particolare importanza da consigliare ai turisti che stanno riscoprendo il piacere di visitare i luoghi di cultura, dell’arte e della storia di questa terra?

Sicuramente i siti delle tre potenze della Magna Grecia, Sibari(CS), Crotone,dove è rimasto soltanto Capo Colonna, e Locri(RC), ma consiglio anche il sito di Monasterace Marina(RC), l’antica Caulonia, dove l’archeologo Francesco Cuteri ha ritrovato due mosaici molto importanti ed il Parco archeologico Scolacium di Roccelletta di Borgia(CZ).

Grotte, chiese, affreschi, tempietti, manoscritti, torri, numerose le testimonianze bizantine, ma per quali motivi il dott. Francesco Cuteri ha definito il borgo di Santa Severina (KR), addirittura,  la seconda Bisanzio?

Perché i segni tangibili del vissuto bizantino sono molti, ad esempio una chiesetta che è stata ritrovata sotto il castello con affreschi bizantini, il bellissimo Battistero con tracce di affreschi ed anche alcune grotte rupestri. Anche  Rossano(CS) ha avuto molta importanza in quel periodo e conserva ancora, in particolare, il Codex Purpureus, un codice evangeliario colorato di rosso, e non si può non ricordare la Cattolica di Stilo, anche se presenta influenze arabe.

Del periodo medievale oltre ai tantissimi castelli e monasteri sono ancora presenti i resti di molte “grange”. Cosa erano precisamente?

Erano dei monasteri in cui, oltre alle attività religiose, si svolgevano attività agricole che servivano da sostentamento ai monasteri principali. Ad esempio alla Certosa di Serra San Bruno, trovandosi in montagna, non c’era la possibilità di produrre l’olio, non c’erano gli aranceti e gli agrumeti, e per questo motivo Ruggero il Normanno donò a San Bruno dei terreni idonei per queste attività. Sorse, così, la Grangia di Montauro(CZ) di cui ancora oggi ci sono gli imponenti ruderi. Esempio analogo si trova nel territorio di Caccuri dove vi sono i resti della Grangia del Vurdoj che serviva da sostentamento all’abbazia di San Giovanni in Fiore. Il termine grangia proviene dal francese “granche” e significa granaio, in origine erano magazzini per conservare il grano e successivamente sono stati trasformati in luoghi di trasformazione dei prodotti agricoli.

Soltanto a qualche km da casa sua lo storico Giuseppe Pisano ha evidenziato, addirittura,  tracce della presenza dei templari?

Si, a Roccelletta di Borgia, a Squillace ed in particolare nella chiesa di San Pantaleone a Montauro(CZ) in cui,  secondo lui, la disposizione di alcune statue è stata fatta in modo che le lettere iniziali dei santi componessero la parola GRAAL. A tal proposito, però, ci sono testimonianze discordanti che affermano che le statue furono portate nella chiesa soltanto dopo il 1800. Oltre agli studi del professor Pisano ci sono altri segni, ad esempio nei castelli costruiti da Federico II di Svevia, in particolare in quello di Roseto Capo Spulico, che dimostrano che i Templari ci sono stati in Calabria, eccome.

A Mongiana(VV) si trovano i resti del grande Polo Siderurgico che nei primi decenni del 1800, sotto il Regno di Ferdinando II di Borbone, dava lavoro a migliaia di operai. Per quali motivi circa mezzo secolo più tardi conoscerà il declino?

In quel periodo la Calabria a livello industriale era  all’avanguardia e non aveva nulla da invidiare agli altri paesi europei. Con l’Unità d’Italia purtroppo molte di queste aziende furono penalizzate per favorire le industrie del nord. Migliaia di operai persero il lavoro e ciò fu una delle cause dello sviluppo del brigantaggio.

Frutteti, agrumeti, vigneti e oliveti. Questa è una terra molto fertile con una lunga storia produttiva. Quali tracce ancora oggi resistono dei metodi antichi utilizzati?

Come testimonianze rimangono gli antichi frantoi, i torchi, i mulini, in particolare ce n’è uno bellissimo a Satriano(CZ)  ristrutturato di recente, e i “palmenti”, antiche vasche che servivano per la produzione del vino scavate nella roccia, nelle grotte che secondo alcuni studiosi risalgono al periodo pre ellenico, sono tantissimi e sono sparsi per tutta la regione.

Il suo libro non dimentica le minoranze etniche, la loro storia e le loro tradizioni. Quali sono?

La comunità più numerosa è quella Albanese o Arbëreshë, presente maggiormente nella provincia di Cosenza e in modo minore in quella di Catanzaro e Crotone. Il gruppo etnico più piccolo è quello dei Valdesi, con una triste storia alle spalle perché furono perseguitati dall’Inquisizione in quanto aderirono alla Riforma Protestante. Vivono nella provincia di Cosenza ed in particolare a Guardia Piemontese. Infine i Grecanici che vivono nell’Area grecanica, attorno alla vallata del fiume Amendolea in provincia di Reggio Calabria. La loro lingua è il grecanico o greco di Calabria. Alcune associazioni mantengono vive la lingua e la cultura grecaniche, da segnalare l’importante Museo etnografico di Gallicianò.

Infine non possiamo non citare un suo compagno di viaggio “speciale”, suo figlio Francesco. Dai suoi disegni traspare un grande interesse per le grotte, le chiese, i castelli e per la natura. Con quali sentimenti la accompagna nelle sue escursioni?

Francesco è entusiasta, è molto attento ai particolari e ama descriverli attraverso dei disegni, alcuni dei quali sono stati pubblicati nel libro. A volte si stanca chiaramente, perché percorriamo tanti km,  ma è sempre molto contento di partecipare.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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