Home Cultura Pari, dispari e donne, intervista alla professoressa Anna Pascuzzo
Pari, dispari e donne, intervista alla professoressa Anna Pascuzzo

Pari, dispari e donne, intervista alla professoressa Anna Pascuzzo

0
0

La professoressa Anna Pascuzzo è docente di Lettere e fondatrice di Scritturarte, un’associazione culturale in cui si insegnano le tecniche della narrazione e i metodi di approccio al testo. Ha vinto diversi premi fra cui la menzione d’onore ricevuta nel 2006 dal linguista John Trumph (Università di Oxford) per il suo primo romanzo politico “Storia d’amore, di lotta e libertà”. Nel 2015 ha pubblicato “Pari, dispari e donne”, un romanzo in cui fa un’attenta analisi storica delle lotte femministe dai primi anni Settanta fino ad oggi. La professoressa sente la necessità di scrivere questo romanzo perché non ci sta ad accettare quanto sovente oggi si afferma sul femminismo e cioè che ormai non è più necessario dirsi femministe perché la parità è raggiunta o addirittura superata. Per lei non è libertà essere “tutti consumatori o ‘consumati’ come merce in saldo”, non è parità “obbedire a canoni di bellezza (o stupidità) imposti da un mercato che ha l’unico interesse di imporci un prezzo”. Non ci può essere parità finché nel nostro paese ogni due giorni morirà una donna ammazzata da un uomo e non ci sarà parità se non attraverso la determinazione delle donne a lottare finché non avranno ottenuto tutto quello che spetta loro. Non manca una severa critica alle donne, in particolare a quelle che una volta raggiunto il potere non si sono adoperate per promuovere e sponsorizzare una politica delle donne per le donne. Ho letto con molto interesse questo libro e, essendo io di ispirazione cattolica, accanto a molti spunti che mi hanno trovato d’accordo ne ho incontrati altri, chiaramente, con cui non concordo. Nonostante le differenze è stato, comunque, un piacere incontrare una persona del suo spessore culturale.

Professoressa, secondo Emma, la protagonista del suo romanzo, uno dei motivi per cui l’impegno iniziale di poche donne si è trasformato in un grande movimento di lotta fu l’intuizione che “il personale è pubblico, il personale è politico”. Perché “ciò che è di una donna è di tutte le donne”?

Certo, è proprio così, quella presa di coscienza fu uno dei motivi. Le donne avevano subito per troppi secoli prevaricazioni, privazioni, abusi, non solo le donne d’Italia, ma tutte le donne nel mondo (in alcune regioni del mondo è ancora così). Alle donne non era consentito l’accesso all’istruzione, alle donne era vietata la partecipazione alla vita pubblica, le donne erano escluse dal voto, trattate come mentecatte o animali. Donne relegate nell’esclusivo ruolo di “incubatrice” e di madre senza alcun potere (finanche la potestas apparteneva al padre). Era così per tutte, anche per le donne agiate, anche loro morivano di aborto, altre lo praticavano clandestinamente, ma tutte subivano l’umiliazione dell’avere “scelto”. La storia dell’ingiustizia sulle donne è una storia millenaria, per lo più non “scritta”, ma vissuta sulla pelle di ciascuna. Aver creato collettivi di confronto, avere finalmente “parlato”, ha dato alle donne coraggio e desiderio di riscatto, la lotta è cominciata allora, in America, in Francia, in Inghilterra, dappertutto e anche in Italia ,nonostante la Chiesa.

Un’altra intuizione di quegli anni fu ritenere un errore scambiare quella società per l’unica possibile e, quindi, dichiarare di non riconoscersi più nella cultura maschile e porre l’accento più sulla differenza che sull’uguaglianza. Alla luce dei risultati di oggi fu un’intuizione giusta? 

Essere pari fra diseguali è un paradosso, lei ricorderà che lo stesso Don Milani affermava “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti eguali fra disuguali”.

Donne e uomini sono diversi, ma diversità non può e non deve significare disuguaglianza, le donne lo avevano compreso e molte di esse, insieme all’uguaglianza, alla parità dei diritti, rivendicavano il diritto al rispetto delle differenze.

Emma sostiene che le donne, raggiunto il potere, difficilmente si adoperano per promuovere una politica delle donne per le donne. Secondo lei perché?

Emma non dice esattamente questo, nel libro in quel punto sono io che parlo, è cioè la voce narrante. Credo che ci vorranno ancora molti anni per decostruire questa società maschilista e patriarcale. Le donne hanno conquistato molto, è vero, ma tantissime di loro sono, ahinoi, imbrigliate e intrise della medesima cultura di questa società che considera le donne al pari delle merci, nelle pubblicità, nei luoghi di lavoro, per la strada, in famiglia. Pensi a quanti uomini in Italia ,e non solo, maltrattano o uccidono la propria partner perché non hanno alcuna considerazione di lei come persona, ma la ritengono un “possesso”, qualcosa non qualcuno. Molte donne hanno rinunciato alla lotta, ragionano come i maschi, li imitano, utilizzano le loro perversioni e le loro manie. Molte donne diventano sostanzialmente come molti uomini, maschiliste e sessiste anche loro, pur di far carriera, pur di farsi spazio.  La lotta delle donne è una lotta di tutte per ciascuna, per tutte, non solo per alcune. Ci si libera tutte insieme, ecco perché chi ha il potere di “abbreviare il percorso verso il traguardo della piena parità”, ha il dovere di farlo, ha l’obbligo civile ancor prima che morale, di agevolare l’uguaglianza reale e non soltanto di predicarla a parole.

A me che credo che, come ha scritto Giovanni Paolo II in Evangelium Vitae, “l’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento”, può spiegare cosa intende quando scrive, riguardo all’aborto, “solo un essere liberamente desiderato e consapevolmente generato è capace di libertà e di felicità”?

Sarò subito schietta e puntuale nel risponderle: i Papi sono guide spirituali per chi crede, le leggi invece sono regole del vivere civile per tutti, sia per chi crede che per chi non crede. Nel nostro Paese, come in ogni Paese democratico, ci sono leggi impositive e punitive ed altre che consentono piena libertà di scelta proprio a tutela della libertà di ogni cittadino e cittadina. La legge 194 sull’interruzione di gravidanza non obbliga le donne cattoliche (e nessuna donna) ad abortire, consente a tutte però di scegliere in piena libertà. Le donne cattoliche molto spesso si sono trovate nella condizione di praticare l’aborto, così come tante altre donne nel mondo. Avere un diritto non è come avere un obbligo. Ognuno segue la propria coscienza, non credo che si possa imporre la propria agli altri. Non intendo entrare nel merito e dirle che so che ci sono diversi modi di essere cattolici e credenti, ma le parlo dal mio punto di vista “laico” e non condizionato da scelte di religione, in virtù di questo insisto nel dire che solo un essere umano desiderato e libero possa essere realmente felice.

Pensa che il femminismo abbia aiutato anche gli uomini?

Certo, ne sono convinta. Anche moltissimi uomini hanno rifiutato e rifiutano l’immagine patriarcale, grottesca e sessista nella quale la società per millenni li ha rappresentati e intrappolati. Ci sono stati anche uomini al fianco delle donne nelle lotte per la parità, per il diritto al voto, ma sono ancora troppo pochi coloro che le  sostengono contro le pubblicità sessiste, contro il “consumo” della donna come merce. C’è un certo “marketing” diffuso che usa le donne e che viene accettato da tutti, donne e uomini o addirittura passa inosservato. Penso sia doveroso invece creare coscienza critica, suscitare e provare ribrezzo verso un mondo così malamente rappresentato e distorto.

Il femminismo di oggi è animato da una nuova generazione di donne. Ci può parlare delle nuove sfide che esse devono affrontare?

Le sfide sono quelle di sempre, le parole “uguaglianza”, “parità”, “libertà”, non sono né parole né concetti antichi o anacronistici, sono attualissimi invece, molto spesso concetti “vilipesi”, oltraggiati da tradizioni e culture ataviche che oggi si rivelano sciocche e insopportabili superstizioni atte solo alla “conservazione” e a rendere schiavi sia le donne che gli uomini, per non parlare poi del mantenimento di sedimentati pregiudizi e stereotipi duri a morire. C’è ancora tanto da fare, in Italia e ovunque. C’è ancora tanto da fare se ci sono ragazze che non possono uscire da sole alla sera, se in quanto donna devo sempre sentirmi a disagio o avere paura che qualcuno possa farmi del male, se in quanto donna devo ancora avvalermi di “mezzucci” per fare colpo sul capo, se in quanto “donna” sono ancora considerata un’incubatrice adatta alla riproduzione e conservazione della specie ,del fertility day e delle aberrazioni che si inventino in proposito i vari Ministeri della Salute non voglio parlare, non meritano nemmeno una considerazione razionale quelle stupidaggini, se ancora da donna subisco lo sguardo beffardo o l’oltraggio e la morte perché nessun medico, tradendo il proprio giuramento di Ippocrate, può aiutarmi. Le ho fatto solo qualche esempio, ma potrei parlarle per ore.

Lei è la fondatrice di Scritturarte. Può parlarci di questa esperienza?

Scritturarte nasce dall’esigenza di condividere la bellezza della lettura e della parole scritte, dell’arte letteraria in genere, attraverso un metodo scientifico di approccio al testo.

Più di vent’ anni fa, ebbi la gioia e il privilegio di frequentare i seminari di lettura e scrittura di Duccio Demetrio e Dacia Maraini, fu allora che imparai il “metodo Demetrio” di approccio al testo.

Ora, attraverso Scritturarte diffondo questo straordinario metodo tramite “Letture condivise” ed altri seminari e workshop che la nostra attività formativa prevede.

Leggere è indubbiamente un atto creativo, ma si tratta di un atto solitario, compiuto in solitudine, non ci sono letture di gruppo né esse possono aver luogo, la lettura non è liturgia.

Scritturarte condivide la lettura perché consente ai lettori di mettersi a confronto con metodo, organizzandosi, scegliendo i dettagli, stimolando una coscienza critica attorno al libro, selezionando i significati, privilegiandone alcuni in luogo di altri. E’ la condivisione della lettura, la scelta di raccontare secondo un preciso metodo e un percorso strutturato, e non solo seguendo un impulso o un’emozione, che crea la magia del libro.

Scritturate stimola lo stupore, l’incanto e la logica al contempo e lo fa creando “relazione” in un momento storico fatto prevalentemente di narcisismo, solipsismo ed egocentrismo.

Saverio Fontana

tags:
Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *