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Volevo ancora giocare ma poi, intervista all’autore Natale Saccà

Volevo ancora giocare ma poi, intervista all’autore Natale Saccà

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“Volevo ancora giocare ma poi…”, Talos edizioni,  è il terzo romanzo pubblicato dal dottore Natale Saccà, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Padova e specializzato in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso l’Università di Napoli. Già Direttore F.F. della S.O.C. di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Azienda Ospedaliera “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro.

In questo suo nuovo romanzo la scrittura dell’autore, scorrevole e ricca di dialoghi, è volta a cogliere in profondità le varie umanità dei personaggi, mettendone in evidenza le aspirazioni, le contraddizioni, le inquietudini, i sogni infranti e i nuovi sogni. Saccà crea un microcosmo che ruota intorno a Mario Cora, quarantenne giornalaio affetto da quella che sua moglie Stefania l’ha definita la “sindrome di Mario”, che a differenza della “sindrome di Peter Pan”, che è la sindrome di chi vuol restare bambino,  quella di Mario è la voglia di crescere fino ad un’età giovanile e poi basta. Per questo motivo egli va a giocare a pallone con i ragazzini e sogna di rivivere il suo amore con Anna, sua compagna ai tempi del liceo. Mario voleva ancora giocare, ma poi ha dovuto fare i conti con il presente.

E nel suo presente ci sono la moglie Stefania, che dopo un’adolescenza difficile per la mancanza del suo papà, ha trovato la serenità nel matrimonio felice con Mario, ma ora questo bel castello rischia di  crollargli addosso. C’è Anna, la compagna del liceo che nella sua vita riesce  ad incontrare le persone sbagliate al momento giusto e quella giusta al momento sbagliato. Ci sono poi ancora Laura, Rosa, Franco, Nuccio il fabbro artista, ma c’è, soprattutto, Federico, un sessantenne che i dolori della vita hanno reso taciturno, con il dono di saper leggere i segni che le persone si portano addosso: la loro storia, le loro emozioni, il loro modo di essere. Per questo motivo sarà lui, con l’aiuto del gatto Tornatore, un gatto che parla, o almeno così sembra, a cercare di far volgere al meglio le vite dei protagonisti, ognuno dei quali subirà un cambiamento interiore che aprirà la strada a nuove possibilità. Dall’intreccio delle loro vite nasce una storia avvincente da cui emerge la nobiltà d’animo dell’autore e la sua conoscenza dell’animo umano alle prese con una società in cui sempre più donne e uomini adulti trovano difficoltà a farsi carico della responsabilità della vita e sono in fuga da se stessi.

Fa da sfondo la città di Catanzaro, con la bellezza del suo mare, della sua pineta, del corso Mazzini, con i suoi detti popolari, ma, soprattutto, con il bar Tic Tac e l’adiacente edicola, nel quartiere Sala, dove si svolge quasi tutta la storia.

Saverio Fontana ha incontrato l’autore Natale Saccà per i lettori di artiecultura.it.

Dottore Saccà, come nasce l’idea di scrivere un romanzo incentrato sullo scavo psicologico nella vita dei personaggi?

Io ho sempre avuto la passione di descrivere i personaggi e soprattutto la mia città, Catanzaro, che è sempre protagonista nelle mie opere ed in particolare in questo mio ultimo romanzo emerge in tutta la sua fierezza.  Per quanto riguarda il lavoro di scavo ho voluto tratteggiare  l’ansia e la contraddizione di tante persone che con l’avanzare dell’età non accettano l’invecchiamento e vorrebbero rimanere per sempre giovani e continuare a fare quelle cose che ricordano  la loro gioventù.

Genitori che si vestono come i figli, che si dicono amici dei figli. Lei pensa  che la “sindrome di Mario” sia più diffusa di quanto si pensi?

Io credo di si. Se mi chiede se è giusto o no, dico di no, perché il genitore deve fare il genitore e non l’amico.

La nostalgia che  Mario prova non è soltanto verso i giochi e le avventure giovanili, ma anche verso “gli anni in cui tutto aveva un valore”. Lei crede che negli ultimi anni ci sia stata una caduta dei valori nei rapporti interpersonali?

Sicuramente, si sono valorizzate le cose a scapito dei sentimenti. Una volta i periodi di gioco erano finalizzati a incontrarsi, conoscersi e frequentarsi, oggi, invece, l’abuso delle nuove tecnologie tende ad allontanarci dai nostri amici, ad isolarci.

“Non si invecchia andando avanti con l’età. Si invecchia quando si smette di ridere”. Quanto è importante per lei ridere?

E’ tutto. Anche nei momenti difficili sorridere è molto importante. Direi che è l’essenza della vita.

“Si parte per conoscere il mondo, si torna per ritrovare se stessi”. Pensa che nelle persone, negli odori, nei rumori dei luoghi in cui siamo cresciuti ci sia sempre qualcosa di noi?

Si, sicuramente. Lo sto riscoprendo adesso che ho iniziato con alcuni amici a vivere la città, andando nei quartieri, nei vicoletti, dove sto ritrovando tutta una serie di modi di fare, di dire, di comportamenti che mi riportano ai tempi andati.

Quanto di autobiografico c’è in questo romanzo?

Potrei dire tutto o niente, nel senso che ogni lettore si riconoscerà in questo personaggio o in un altro perché i protagonisti sono più di uno fra cui il gatto che sta a simboleggiare la coscienza, una specie di grillo parlante che tende a riportare, quando si eccede, le persone alla realtà.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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