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Padrini e Padroni, il Procuratore Gratteri a Scolacium d’autore

Padrini e Padroni, il Procuratore Gratteri a Scolacium d’autore

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Non ci poteva essere un inizio migliore per la stagione autunno-inverno di “Scolacium d’autore”, sezione curata dal Presidente dell’Associazione Gutenberg Armando Vitale e da Nunzio Belcaro della libreria Ubik di Catanzaro per la Fondazione Armonie d’Arte nell’incantevole scenario del parco archeologico Scolacium a Roccelletta di Borgia(CZ). La Sala Conferenze del Museo del parco gremitissima ed un’altra sala adiacente piena, per assistere alla presentazione dell’ultimo libro di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, e Antonio Nicaso, docente universitario e storico di organizzazioni criminali, “Padrini e Padroni, come la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente”, libro che in soli dieci giorni è al secondo posto nelle vendite.

“Grazie a tutti i presenti, questo scenario è il segno che la direzione presa è quella giusta. Ciò ci da maggiore forza per andare avanti in questo percorso, sapete tutti che per Scolacium inizia una nuova era, d’ora in poi sarà il luogo di tutti, tutti i giorni dell’anno, con tutto ciò  che può significare cultura e arte”, con queste parole la presidente della Fondazione Armonie d’Arte, Chiara Giordano, ha accolto il numeroso e attentissimo pubblico.

Sono seguiti i saluti di Nunzio Belcaro, del Vice Presidente della Regione Calabria Antonio Viscomi e dell’avvocato Aldo Costa.

La recensione del libro è toccata, invece, al direttore del Corriere della Calabria Paolo Pollichieni che ha sostenuto che uno dei pregi di “Padrini e Padroni” è che la nostra storia finalmente la scrivono dei calabresi, lo ha definito addirittura darwiniano perché si occupa dell’evoluzione della specie ‘ndranghetistica agganciando questa evoluzione agli eventi. Questo libro, secondo il direttore, sbatte la vera storia in faccia ai calabresi, consegnandogli il messaggio che è ora di uscire dal recinto dell’antimafia, è l’ora di tendere ad essere una comunità normale in cui ognuno per combattere la mafia non deve andare alle manifestazioni, ma deve fare bene il suo dovere, il suo lavoro, rinunciando ad eventuali privilegi e ponderando bene le scelte che dovrà fare, anche se tutto ciò gli farà perdere per strada qualche amicizia. Pollichieni ha concluso dicendo ai lettori che chi ha letto questo libro da quel momento non ha più un alibi.

“Ma chi sono i Padrini e i Padroni?” chiede, a questo punto, il  moderatore della serata, il giornalista Rai Riccardo Giacoia, al professor Nicaso.

Lo studioso risponde che “questo è un libro che cerca di ricostruire il rapporto incestuoso tra la ‘ndrangheta e il potere. Noi abbiamo sempre pensato che la ‘ndrangheta abbia iniziato a flirtare con i poteri forti dopo l’arrivo dei fondi per il mezzogiorno, invece facendo ricerche negli archivi di stato siamo riusciti a capire il contesto in cui questo intreccio è maturato. Siamo nel 1869, ci sono le elezioni amministrative di Reggio Calabria e ci sono due schieramenti contrapposti, da una parte c’è la destra liberale e massonica e dall’altra il movimento borbonico clericale. Quest’ultimo movimento è molto forte e sta per vincere le elezioni, ma in quel momento succede qualcosa che non era mai successo e cioè si decide di utilizzare la violenza, garantita da una setta di accoltellatori guidata da Francesco Romeo di Reggio Calabria, e le sorti di quelle elezioni vengono ribaltate dall’opera di questi malavitosi che aggrediscono e feriscono il leader del movimento borbonico clericale, feriscono altri uomini politici di questo schieramento e addirittura sequestrano in alcuni edifici diversi loro elettori per impedirgli di votare. Per la prima volta nella storia del Regno d’Italia il Prefetto di Reggio Calabria chiede l’annullamento delle elezioni e rimanda gli elettori alle urne. Quello fu il momento in cui per la prima volta un gruppo che viveva ai margini della società viene legittimato e da quel momento in poi la ‘ndrangheta riesce a passare indenne attraverso tutte le fasi della storia d’Italia. Il modo in cui ci è riuscita  ci fa capire un aspetto molto importante, le mafie non sono il prodotto di una mentalità o di un territorio, ma sono un modo di fare e quindi sono un modello esportabile. Per capire le mafie bisogna ricorrere alle economie e non all’antropologia. Oggi, infatti, quello che si avverte di più a livello internazionale è la facilità con cui il denaro della droga entra nell’economia legale. Se noi oggi volessimo individuare la ‘ndrangheta dobbiamo contare il numero delle gru, e queste gru in aumento continuo li troviamo a Toronto, Dubai, Miami e Londra, città in cui sta investendo pesantemente. Riesce a farlo con facilità perché stanno venendo sempre meno quelle indicazioni investigative di magistrati come Falcone che investigavano seguendo il denaro, ormai il denaro non si segue più. Non lo si segue perché, ad esempio, ci sono banche che hanno filiali nei paesi offshore, ci sono faccendieri che depositano in queste filiali decine di milioni di dollari o euro che vengono poi utilizzati come garanzia per accendere mutui in un altro paese con la stessa banca che finanzia queste operazioni immobiliari. Ma se la ‘ndrangheta può investire tanto è grazie alla sua sempre più forte presenza nel traffico internazionale di droga, con una diversificazione continua delle rotte e con un ritorno all’eroina, che oggi costa molto di meno e si sniffa, e alle droghe sintetiche che si aggiungono al già fiorente mercato della cocaina. Questo è il quadro ed è un quadro veramente preoccupante perché a livello normativo non si riesce a mettere insieme una strategia di contrasto internazionale, mentre le mafie potenziano sempre di più gli strumenti a loro disposizione,ad esempio nel campo delle comunicazioni, non soltanto utilizzando sistemi di messaggeria a codici cifrati, ma addirittura utilizzando il deepweb, una parte di internet,  500 volte più grande del web normale, che non è raggiungibile con i mezzi normali, all’interno di queste pagine si naviga con browser specifici e si può passare da un sito all’altro solo se si conosce preventivamente l’indirizzo”.

E’ intervenuto, infine, il Procuratore Gratteri stimolato dalle domande del moderatore e del direttore Pollichieni: “Oggi la ‘ndrangheta non ha più broker in Colombia ma suoi uomini che producono tonnellate di cocaina in coltivazioni che hanno in società con ex terroristi delle AUC e con accordi con le FARC. Circa venti giorni fa è stato siglato un accordo tanto osannato tra i vertici delle FARC e il governo colombiano, accordo che però a noi non piace e spieghiamo nel libro perché. E’ vero che tutta la popolazione colombiana vuole la pacificazione perché la guerra civile dura da settanta anni con 250.000 civili uccisi, ma è anche vero che questo accordo prevede che gente che ha ucciso centinaia di persone, spesso facendole a pezzi con la motosega, non farà nemmeno un giorno di carcere e che, cosa che ci ha fatto rimanere molto perplessi, rimarranno in possesso di alcune zone franche grandi come l’Umbria. Potranno continuare, quindi, a coltivare senza controllo diventando in dieci anni più potenti del governo colombiano. Per quanto riguarda la situazione interna, invece, io sono sempre più convinto che se ci fosse una forte maggioranza in parlamento, non solo a parole ma, soprattutto, con i voti, che volesse modificare il codice penale, l’ordinamento penitenziario e la legislazione antimafia in modo tale che non sia più conveniente delinquere, noi potremmo abbattere la mafia almeno del 70% in un massimo di 7 anni di tempo. Nessun parlamentare ha l’alibi di dire “io non posso”, perché io nel 2014 ho avuto l’onore di presiedere una commissione di riforma in cui ci siamo occupati di proporre una prima riforma di quelle cose che non funzionano in superficie, rimandando a dopo l’approvazione di queste modifiche una riforma più radicale. Abbiamo consegnato un articolato di legge a tutti, maggioranza e opposizione, alla Camera e al Senato, ma la storia di oggi ci dice che questa maggioranza in parlamento non c’è. Il problema è far cambiare il modo di pensare agli italiani, ma per farlo dobbiamo parlare di istruzione perché se io non ho una base di persone istruite di cosa vado a parlare? Io vedo già la differenza quando vado a Bruxelles e incontro giovani lettoni, bulgari o polacchi  che si muovono rapidamente come cavallette e grazie alla loro preparazione riescono a spendere la quasi totalità dei soldi che l’Europa gli da. Questa è la differenza tra i politici italiani, quelli calabresi in particolare, e i politici europei. La cosa triste è vedere che i nostri politici, di tutti gli schieramenti, fanno progetti a breve durata, perché poi ci sono le elezioni, ma per trasformare un paese ci vogliono progetti a lungo periodo. Agli amministratori locali dico investite nell’istruzione perché il nostro paese è purtroppo al 156° posto nel mondo come istruzione. Noi abbiamo bisogno di una scuola seria, severa e a tempo pieno, in modo da lasciare il meno possibile a casa i ragazzi di famiglie mafiose a nutrirsi di cultura ‘ndranghetista ed il meno possibile i ragazzi di famiglie normali da soli nelle loro stanze collegati a internet, perché la cultura non è internet.”

Incalzato poi da una domanda del pubblico sul rapporto mafia-Chiesa Gratteri ha avuto parole di elogio per Papa Francesco e per l’arcivescovo metropolita di Catanzaro Mons. Bertolone, ma ha anche avuto parole molto dure nei confronti di chi ha gestito, ad esempio, il santuario di Polsi o di quella Chiesa che, di fronte alla documentazione del loro precedente libro “Acquasantissima”, un libro definito dal Procuratore un atto d’amore verso la Chiesa e non contro la Chiesa, che dimostrava l’uccisione di due preti dalla mafia di Reggio Calabria alla fine dell’ottocento, non ha dedicato nemmeno una lapide ai due sacerdoti, neanche dopo la pubblicazione del libro, ma aveva trovato il tempo di  dedicare una lapide davanti una chiesa di Annà di Melito Porto Salvo ad una famiglia tra le più potenti della ‘ndrangheta, questa rimossa dopo la pubblicazione del libro.

Parlando, infine, del suo nuovo incarico ha elogiato i magistrati della Procura di Catanzaro, giovani dal grande livello qualitativo che lavorano anche Sabato e Domenica con tanto entusiasmo, sostenendo che insieme stanno costruendo una grande procura.

Saverio Fontana

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Saverio Fontana Saverio Fontana, nato a Catanzaro, diplomato in informatica presso l'Istituto Tecnico Industriale, collabora con la testata giornalistica on line lesuberante.it. Ama intervistare direttamente i protagonisti degli eventi e deve questo amore ad Oriana Fallaci di cui ha letto molte delle sue interviste dallo stile unico e inconfondibile.

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